Andrea Marsiletti, autore del romanzo ucronico “Se Mira, se Kim” (ambientato in un’Italia diventata stalinista dopo la rivoluzione del 1948 scoppiata in seguito all’assassinio di Togliatti in un attentato – leggi – ), commenta la recente votazione del Parlamento Europeo che ha equiparato il comunismo al nazismo.


Ho aspettato qualche giorno a scrivere questo pezzo per vedere se la segreteria nazionale del Pd avesse avuto un colpo d’ala e preso le distanze dai suoi parlamentari europei che una settimana fa hanno approvato l’equiparazione tra il comunismo e il nazismo.

Un colpo di mano che ha riscritto la storia.

Un atto infame.

Ho controllato la pagina Facebook di Zingaretti: neanche un post. Niente. Non ne vogliono parlare.

E pensare che quel voto ha affibbiato anche a Zingaretti l’etichetta di nazista, essendo stato lui comunista (e quindi nazista) al pari di tantissimi iscritti del Pd. Da un giorno all’altro il Partito Democratico ha scoperto che quei volontari che da settant’anni cuociono le salamelle alla feste dell’Unità in realtà sono dei paramilitari delle SA, se non delle SS.

Che la Lega, Fratelli d’Italia, le destre dell’Europa dell’Est abbiano votato a favore di questa equiparazione è un déjà vu revisionista al più noioso, non certo sorprendente. Lascia esterrefatti l’abbia votata il Pd, che della tradizione comunista è l’erede diretto, che è proprietario del giornale l’Unità fondato da Antonio Gramsci, che ha sedi intitolate ai dirigenti comunisti nelle quali custodisce ancora oggi immagini di Marx, Lenin e, nelle più temerarie o avanguardiste, di Stalin, che proprio qualche mese prima aveva concluso dei congressi cantando “bandiera rossa la ritornerà, evviva il comunismo e la libertà”.

E’ fin umiliante argomentare contro chi mette sullo stesso piano un’ideologia che ha elevato la dignità e i diritti delle masse popolari e dei lavoratori, modificando per sempre la coscienza dell’uomo e le società di tutto il mondo, con una follia razzista e omicida. Affiancare il nazismo al comunismo è ammazzare di nuovo i civili e i militari sovietici che hanno sconfitto i i panzer tedeschi col sacrificio di 25 milioni di morti su un totale di 68 milioni caduti della Seconda Guerra mondiale.

Dopidichè nei regimi socialisti di errori e di aberrazioni ce ne sono stati, non neghiamolo. Non lo negava neppure Mao che riconosceva nella natura stessa del comunismo una componente violenta che prevede un inevitabile prezzo di sangue da pagare nel campo borghese e, purtroppo, anche in quello proletario. E si può discutere in primis lo stalinismo, da taluni considerato il punto più alto del Socialismo (ancora oggi Stalin è “ammirato” dal 46% dei russi – leggi -) mentre da altri come il più duro e repressivo nei confronti di veri o presunti traditori e sabotatori, che comunque ha trasformato la Russia zarista medioevale nell’Unione Sovietica seconda potenza mondiale.

Nel rispetto del passato e dei militanti ed elettori del suo partito, il segretario Zingaretti deve pretendere dai suoi parlamentari europei scuse pubbliche. “L’autocritica è necessaria come l’aria, come l’acqua” diceva Stalin.

Se questi rappresentanti dem si ostinassero nella loro ripugnante falsificazione storica non potrebbero che essere espulsi ( o epurati, volendo utilizzare un termine più consono) dal Pd come atto di chiarezza e di verità.

Per loro fortuna non ci sono più i gulag.

Già… Stalin ne fece fuori tanti per molto meno.

Andrea Marsiletti